Iacopo 的个人资料Chi non muore si rivede照片日志列表 工具 帮助
9月20日

I soldi del comune e l'antifascismo

Ho deciso di pubblicare questo volantino, distribuito mercoledì 19 settembre al
consiglio regionale durante l’iniziativa del consigliere Bepo Storti, arrivatomi per e-mail.
Vi prego leggetelo e chiedetevi se si possono spendere 40000 euro x cancellare la memortia antifascista della nostra città



MURI PULITI POPOLO MUTO
La memoria non si cancella


La cancellazione dei murales sulla Darsena è stato un gesto compiuto con
una notevole disinvoltura dalla giunta Moratti che, senza vergogna, ha
ordinato agli uomini dell’AMSA d’imbiancare quel muro. Il momento è
stato
scelto utilizzando come pretesto i lavori di ristrutturazione del ponte
della Darsena che in agosto aveva avuto un cedimento destando non pochi
imbarazzi ai governanti di questa città. All’interno dei lavori,
cominciati velocemente, sono stati investiti 40.000 euro per cancellare i
murales dipinti il 29 marzo 2003, la settimana successiva ai funerali di
Davide Cesare, Dax. Una cifra esorbitante che poteva essere più
saggiamente utilizzata per lavori di ristrutturazione di cui molti
quartieri periferici e popolari hanno bisogno, ma che evidentemente
possono aspettare.

La cancellazione ha rappresentato non solo uno sfregio alla persona di
Davide, ai suoi compagni, amici e famigliari, ma un attacco alla memoria
collettiva degli antifascisti e delle antifasciste di questa città. Nell
dibattito seguito alla cancellazione abbiamo sentito esponenti della
destra rievocare quella notte del 2003 parlando di “rissa tra balordi”,
false ricostruzioni nel tentativo di spoliticizzare quello che è avvenuto.
Continueremo sempre a ribadire la nostra verità su cosa è accaduto la
notte del 16 marzo 2003, sull’omicidio da parte di fascisti di Davide e
sui feroci pestaggi della polizia e dei carabinieri all’interno del pronto
soccorso dell’ospedale San Paolo, per i quali è ancora in corso il
processo.

Il riemergere dello squadrismo fascista nell’indifferenza e nella
complicità è oramai una realtà in Italia: uno stillicidio di aggressioni
e
di attacchi che vanno da Milano passando per Melzo dove qualche mese fa è
stato accoltellato al ventre e al viso un ragazzo di 19 anni, arrivando
fino a Roma che, oltre ai fatti eclatanti di Villa Ada, ha visto
nell’agosto del 2006 l’omicidio di Renato Biagetti.

Un attacco alla memoria che vogliamo respingere, per questo, ispirandoci
anche al gesto che Bebo Storti ha compiuto oggi, stamperemo centinaia di
poster e migliaia di cartoline per conservare e diffondere il ricordo dei
murales. Infatti la memoria è un ingranaggio collettivo che deve essere
mantenuta viva quotidianamente.

Soprattutto è nostra intenzione rifare il murales in Darsena, ancora più
bello e ancora più grande, dedicandolo non solo a Dax, ma anche a Renato,
ucciso nell’agosto del 2006 a Roma dai fascisti e a Rumesh, un ragazzo di
Como restato invalido dopo che un vigile della “squadretta” anti-writers
gli ha sparato addosso. Ecco cosa producono le politiche contro i
graffittari, una “guerra” intrapresa negli ultimi tempi anche dalla
giunta di Milano.
Una dedica speciale andrà poi a Giovanni Pesce, il comandante Visone, che,
con la sua vita da antifascista, continua a insegnare e ad insegnarci
molte cose. Per rendere il suo ricordo vivo nelle strade della nostra
città dandogli del colore e del calore al di fuori dei freddi riti
istituzionali.

Rifaremo il murales in un’iniziativa pubblica dove non solo si
rivendicherà libertà d’espressione e di agibilità politica, ma si
metterà
in discussione il modello di città che ci vogliono imporre.
Una città troppo impegnata a ripulire le facciate e a rispondere al
bisogno indotto di sicurezza, piuttosto che affrontare le emergenze
sociali quali il degrado dei quartieri e le condizioni precarie di vita e
di lavoro.
E se, stoltamente, le autorità decideranno di cancellarlo ancora lo
rifaremo più e più volte in altri punti della città. Perché non esiste
solo la “memoria ufficiale” di chi governa, fatta di vuote ricorrenze e
di
un revisionismo storico che cerca di cancellare le radici della lotta di
liberazione per riabilitare vecchi e nuovi fascisti/fascismi.

MILANO 19 settembre 2007


I COMPAGNI E LE COMPAGNE DI DAX

Per info http://daxresiste.noblogs.org
 
9月10日

la nuova mosca

visto ke gli argomenti d attualita' nn interessano a nessuno  ne scrivero' un altro.
 
ho paura ke anke questo sara' incompleto ma l'avevo promesso.
sara' incompleto xke' il tempo passato qua nn m e' bastato e nn m e' bastato soprattutto xke' nn ho potuto x varie ragioni sfruttarlo al meglio.
Il mio carentissimo russo poi m impedisce d poter raccogliere impressioni e testimonianze dai poki moscoviti ke ho conosciuto cosa ke m scoccia nn poco xke' alla fine tornero' con molti dubbi su questo luogo.
 
La domanda ke spesso noi, gruppo di studenti italiani a Mosca, c poniamo e' la seguente: ke cosa pensano i russi del loro passato?
come si rapportano con i simboli ke lo rappresentano e ke sono ancora intatti e presenti nella vita publica collettiva inseriti in un contesto assolutamente capitalista?
A mio parere i russi hanno una concezione del comunismo (quello specificatamente sovietico) ke e' tutta loro e ke forse a casa nostra non sarebbe mai compresa.
Tutti i simboli ke fanno riferimento all'epoca staliniana sono in gran parte stati cancellati anke se rimangono alcune raffigurazioni del dittatore in alcune fermate del metro spesso confuse con altre simbologie e significati mentre quelle ke si riferiscono all'epoca post staliniana addirittura non esistono.
La figura ke la fa da padrone e' Lenin.
Piazze, biblioteche, intere linee del metro e punti di vista panoramici portano il suo nome e statue ke lo rappresentano in varii contesti sono sparse un po' ovunque.
Un altro simbolo del comunismo ke nn si vuole assolutamente dimenticare e' quello dell'Armata Rossa.
La memoria della Resistenza e della lotta diretta contro l'invasore nazista e' radicatissima e nn vuole passare di moda nemmeno nel 2007.
Infine Marx ed Engels con le loro frasi storike sono ancora al loro posto in tutta la loro imponenza.
Esaminando attentamente questi dati palesi,  ci si rende conto ke i russi stessi si sono trovati nel 1989 a dover improvvisamente giudicare qlcs d enorme, ke ha avuto una portata storica decisiva e ke ha profondamente segnato la loro terra e la loro popolazione.
1 prima ipotesi in realta' un po' affrettata ma nn priva d fondamento potrebbe essere quella ke vuole i russi ancora incapaci di giudicare il loro passato e d darne quindi una valutazione definitiva.
Altre ipotesi nascono se s cerca d mettersi nei panni dei russi.
esaminiamo cio' ke e' rimasto del comunismo: del comunismo ideologico e' rimasto tutto: teorici e fondatori nn sembrano aver perso la loro dignita' nella memoria civile.
Lo sforzo e la partecipazione popolare. Non e' successo come in Germania ke quelli ke avevano fatto parte delle milizie del furer han cercato poi d rinnegare il loro passato, al contrario l'Armata Rossa e il movimento partigiano sono ancora visti come qlcs x cui il popolo ha dato la vita, qlcs del popolo ke ha difeso il popolo.
Ma va fatta una differenza mentre all'Armata Rossa s porta un solenne rispetto il KGB e i servizi ke hanno agito contro la stessa popolazione sono dimenticati.
I russi fanno meno fatica d noi a distinguere i mostri dai sognatori.
Probabilmente la memoria d quello ke era il dominio zarista qua persiste ancora e si considera quindi naturale (materialismo storico vedi statue d marx ed engels) la conseguente rivoluzione prima d febbraio e poi d'ottobre (Lenin).
Lenin ha qui la stessa fama ke ha Garibaldi da noi (anke maggiore), ovviamente con tratti peculiari assolutamente diversi: Garibali da noi ha fatto una guerra x la nazione, Lenin l'ha fatto x la liberta' di una classe sociale; tuttavia se si considera ke la stragrande maggioranza della popolazione al tempo faceva parte d quella classe sociale le proporzioni ke essa prese furono paragonabili a quelle di una guerra di liberazione nazionale europea.
Il comunismo e' ank'esso visto nei suoi 2 lati quello oppressivo rivelatosi drammatico a partire dallafine dgli anni '20 e quello ideologico.
Il simbolo della falce e martello si trova ovunque forse anke in parte x alcuni a causa d una nostalgia d una Russia forte e decisiva in quanto a decisioni sul futuro del pianeta.
Mi kiedo se c sia ancora censura sul passato dato ke il museo storico dedica una sezione pioccolissima alla fase sovietica (soprattutto se paragonata al resto).
Sono andato tuttavia a visitare un piccolo museo ke raccoglie dati e documenti sulla fase repressiva dell'URSS e, anke nelle sue piccole dimensioni, mette addosso uno  sconforto e una tristezza di quelle ke possono essere solo figlie della constatazione di trovarsi davanti alla testimonianza di un passato tremendo e davanti al quale c si sente assolutamente impotenti.
L'unica cosa ke m sembra di poter dire e ke sembra ke sia tutto in una fase d stallo in attesa ke qlcn finalmente trovi il coraggio d dare giudizi definitivi.
ma forse bisogna anke dire ke il modo (e anke in un certo senso la lucidita') in(/con) cui il popolo ke piu' ha subito le barbarie sovietike giudica il comunismo dovrebbe farci riflettere sul nostro stesso modo d valutarlo spesso troppo condizionato dalle nostre ideologie personali.
 
 
9月8日

intervento serio

ciao!!! Come promesso sono andato alla mostra sulla Cecenia solo ke la suddetta mostra non c'era piu' e al suo posto c'era un piccolo museo sulla memoria d cui parlero' piu' avanti.
Il fatto ke nn c fosse la mostra nn e' stato totalmente un male xke' m ha fatto scoprire ke uno dei miei compagni d camera s e' laureato facendo una tesi sulle donne in Cecenia e m ha potuto cmq dare un'idea d quello ke e' il conflitto Ceceno d cui io ammetto di non averne in realta' mai saputo niente tanto ke l'affermazione ke avevo fatto 2 interventi fa ke la paragonava alla rivoluzione Irlandese era un'emerita stronzata d cui un po' m vergogno consolato solo dal fatto ke nessuno m ha corretto, fattore indicativo della nostra comune ignoranza in merito.
X rimediare cerkero' d fare un sunto di quello ke sono i fatti ma, intendiamoci, le mie informazioni sono cmq poke e derivano da fonti indirette (problema a cui cerkero' d mettere una pezza una volta in Italia leggando qlcs) SE C FOSSE QLCN INFORMATO MEGLIO D ME LO PREGO D INTERVENIRE SENZA FARSI PROBLEMI IN MODO TALE DA CONVOGLIARE IL MAGGIOR NUMERO D'INFORMAZIONI E D FARCENE TUTTI UN'IDEA + KIARA (o d aiutare altri a farsene una nel caso qlcn fosse gia' un esperto in materia).
 
Per meglio comprendere i meccanismi ke hanno creato la tragedia Cecena bisogna prima d tutto sapere ke la popolazione Cecena si basa su un sistema di tribu', li accomuna la religione musulmana, spesso interpretata in modo rigido, kiuso e fondamentalista, un rifiuto totale per un potere imposto dall'alto da parte di autorita' esterne al loro mondo ed un profondo spirito guerriero risalente alla loro antica tradizione d guerrieri caucasici fermamente intenzionati a combattere fino all'ultimo per la loro indipendenza.
La donna e' considerata un oggetto tanto piu' se disonorata, in quel caso e' rifiutata da kiunque ed espulsa dalla comunita' se non torturata e uccisa.
La legge in vigore, se cosi' si puo' dire, e' ancora tutto sommato quella del taglione fiankeggiata da quella del piu' forte xke' in questo sistema tribale dai meccanismi in un certo senso mafiosi, solo il piu' forte puo' imporre la legge del taglione e farsi rispettare.
 
La Cecenia e' stato sempre un problema per la Russia fin dai tempi degli zar.
Ritenuta dal potere moscovita/pietroburghese territorio legittimo russo era in realta una grana terribile ke costringeva i governanti ad impiegare enormi quantita' d soldati x mantenerla sotto controllo.
Il territorio e' tuttavia rikkissimo d risorse naturali cosa ke lo rende oggetto delle brame dei potenti.
Dopo la seconda guerra mondiale Stalin accuso' i ceceni d aver aiutato i nazisti e deporto' quasi l'intera popolazione in Siberia.
Krushёv durante il disgelo libero' i sopravvissuti ed essi tornarono nei loro territori ke nel frattempo erano pero' stati occupati da altre popolazioni con le quali scoppiarono conflitti sanguinosi.
Alla vigilia del crollo dell'URSS fu consentito alle Repubblike non russe d separarsi dalla Russia ma non alle regioni ed essendo la Cecenia una regione, nn le fu concessa l'indipendenza cosa ke provoco' un inasprimento dei rapporti gia' storicamente tesi fra le due parti.
Poki anni piu' tardi, sotto Eltsin scoppio' la prima guerra Cecena davanti alla quale ancora una volta (dopo l'esperienza afghana) l'esercito russo si trovo' impreparato: equipaggiato con armamenti funzionali ad un conflitto globale con armi adatte ad affrontare un esercito regolare ma non la guerriglia, l'esercito russo subi' numerosissime perdite e per arrivare a conquistare la capitale dovette raderla al suolo.
Come era successo agli americani in Vietnam, i soldati russi ebbero un pesante crollo morale e tutto sommato la guerra falli' anke perke' molti giornalisti documentarono le barbarie della guerra e le difficolta' nel portarla avanti. Il dissenso dell'opinione pubblica fu diffuso e d grandi proporzioni.
Putin quando si candido' alle elezioni era un uomo praticamente sconosciuto: ex KGB era quello ke c voleva x convogliare su d lui una grande quantita' d consensi, intanto il terrorismo Ceceno sembrava diffondersi a makkia d'olio e colpire direttamente le piu' grandi citta' russe: kamikazee nei metro, bombe sotto edifici e palazzi e, recentemente, il tentato attentato nel teatro Dubrovka nel 2003, quello riuscito in parte alla scuola di bambini a Beslan e a un noto concerto rock.*
Poco prima delle elezioni, un sedicente comandante ceceno, Basaiev,invase la regione del Daghestan.
Putin promise il pugno d ferro, vinse le elezioni e diede il via alla seconda guerra Cecena.
Tuttavia le regioni attaccate e sterminate dall'esercito russo nn avevano niente a ke fare con Basaiev e lo stesso passato di questo militare come fedele servitore del KGB al tempo sovietico sono se nn altro sospette.
Nell'altra parte del fronte intanto prende sempre piu' piede una corrente dell'islamismo radicale: il Whaabismo, ke serve ai capi dei guerriglieri per far leva sui giovanissimi ed indottrinarli sulla Jihad e sulla lotta religiosa.
Cio' ke differenzia questa concezione da quella palestinese, ad esempio, e' il fatto ke essi considerano il suicidio un atto impuro e quindi lasciano questo ingrato compito alle donne. E' corrente l'usanza d accogliere quelle donne ke han subito violenze sessuali (e ke quindi sarebbero altrimenti condannate all'abbandono) in centri d indottrinamento religioso dove esse vengono sottoposte a veri e propri lavaggi del cervello sulla bellezza del suicidio per la causa Santa.
Anke cosi' indottrinate queste donne (usate anke x gli attentati a Mosca) spesso si rifiutavano all'ultimo d farsi esplodere e cosi' ora han trovato piu' pratico farle esplodere a distanza...
L'esercito russo compie (tenendo presente anke della prima guerra Cecena) un vero e proprio genocidio attualmente sopravvivono in Cecenia circa un milione di persone contro i cinque/sei milioni che c'erano prima degli anni '90.
I metodi utilizzati sono i piu' brutali e puntano anke all'annientamento della diglita' di una popolazione per tradizione fin troppo fiera.
La differenza con la prima guerra Cecena, oltre all'accresciuta brutalita', e' rappresentata dal gelo fatto cadere su tutti gli organi d'informazione dal governo.
Sono numerosi i casi d giornalisti scomparsi, uccisi o ridotti al silenzio per aver cercato d informare la popolazione russa su cio' ke sta accadendo nel Caucaso.
 
*Molti fra i piu' terribili attentati eseguiti a Mosca hanno cmq tuttora dinamike poco kiare, testimoni a cui viene imposto il silenzio, potenziali terroristi uccisi senza un'apparente ragione anzike' arrestati ed interrogati ed altri oscuri avvenimenti portano a constatare un qlke legame fra i servizi segreti e i terroristi.
Qlcn ipotizza ke questa guerra sia stata palesemente voluta e cercata x consolidare il potere d Putin e ke in realta' lo scontro sia provocato silenziosamente dagli alti poteri russi.
La stessa figura di Basaiev fotografato da un giornalista francese a pranzo con alti dirigenti dei servizi segreti fa per lo meno riflettere...
 
X ora puo' bastare v prego leggete e riflettete e possibilmente aiutatemi ad avere una visione piu' completa sull'argomento!
 
ciao!
9月3日

mosca citta' aperta?

M ero promesso interventi prevalentemente storici ma visto ke i dati raccolti qui sono ancora per lo piu' insufficienti, x ora m limitero' alla contemporaneita'.
il week end appena trascorso si e' festeggiato il compleanno della citta' d Mosca ke, x ki non lo sapesse, nn e' molto recente, non ha una storia come Roma o Atene o Alessandria d'Egitto ma i suoi 860 anni appena compiuti ne fanno una delle capitali europee piu' giovani.
Per tutto il centro moscovita sono stati allestiti palki per concerti e varie attrazioni avrebbero trasformato questo fine settimana in una due-giorni veramente speciale se non fosse stato per un dettaglio tutt'altro che rilevante ke ha rovinato nell'insieme l'intera atmosfera.
La paura, la grande paura per il terrorismo.
Non quello globale nemico degli USA ma un terrorismo molto piu' localizzato e con una storia obiettivamente molto piu' lunga e articolata: quello ceceno.
Era davvero impressionente la quantita' di mezzi predisposti per difendere il centro citta' da possibili attacchi. Non avevo mai visto tanti uomini e mezzi militari insieme: lati di intere vie erano riempiti con mezzi d trasporto militari che avranno portato nella capitale russa sicuramente decine di migliaia d uomini.
L'area da controllare era enorme, diverse stazioni della metro sono state chiuse e bloccate per tutta la durata della manifestazione, le zone calde, nelle quali la maggior parte della popolazione avrebbe dovuto affluire erano interamente circondate da barriere di metallo e da militari sull'attenti ogni 5/10 metri.
Per entrare in questo enorme cordone bisognava fare delle file a volte alquanto caotiche e passare attraverso dei metal detektor anke piu' di una volta (era questo il caso della parte davanti al Cremlino e per entrare nella Lubianca, un'importante piazza dove v e' anke l'ex sede del KGB tuttora sede degli attuali servizi segreti russi).
Per il controllo d quest'enorme zona erano mobilitati polizia, esercito e persino volontari di viglilanza!
L'impressione ke ne derivava era quella di una situazione in cui s respirava un'aria d inquietudine molto forte tanto ke a mio parere, nonostante la grandiosita' della manifestazione in se, i partecipanti civili sono stati relativamente poki.
La questione cecena e' qlcs d oscuro qui, tanto ke una mostra ke doveva informare sulle violazioni alla dignita' dell'uomo e ai diritti umani perpetrate dall'esercito russo in quella zona, ke forse domani andro' a vedere, ha fatto una grande fatica ad ottenere un posto in cui essere allestita qui a Mosca ed e' cmq tenuta "nascosta".
La vicenda cecena ricorda un po', x alcune delle sue dinamike la lotta di liberazione irlandese nei confronti dell'Inghilterra (cmq v diro' di piu' dopo essere andato al museo).
La questione della liberta' d espressione e' molto delicata qui in Russia; oltre ai casi d rilievo internazionale finiti recentemente anke sui nostri giornali, sono state kiuse, negli ultimi tempi, alcune case editrici e alcune testate giornalistike.
E' strano vedere come sulle matrioske vendute sulle bancarelle in giro x mosca, Putin sia rappresentato come un uomo in nero su sfondo nero...l'immaginazione popolare lo vuole dipingere come un personaggio oscuro...ed effettivamente pare barcamenarsi fra una fragile democrazia ed un potere statale ke e' una forza molto piu' imponente della semplice burocrazia e ke e' pronta a mostrare ogni giorno i suoi muscoli impersonificata dagli uomini della sua milizia.
E d'altra parte bisogna considerare ke la Russia ha in una delle sue remote regioni una guerra civile vera e propria in casa, d cui s parla sempre pokissimo ma ke continua cmq a durare seppur a fasi alterne.
Il fatto e' ke la Russia e' talmente grande ke questa guerra e' sentita come qlcs d molto lontano, quasi come gli americani sentono la guerra in Iraq.
 
Diciamo...fine prima parte xke' se riusciro' ad andare alla mostra ne scrivero' una seconda entrando magari un po' piu' nello specifico dei fatti.